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In seguito alla decisione del Consiglio dei Ministri di affidare ai Giudici di Pace la competenza sulle espulsioni degli immigrati clandestini, la Federazione unitaria nazionale della categoria ha convocato il proprio Esecutivo.
La Federazione, presieduta da Francesco Mollo e Gabriele Longo, ha messo in evidenza la necessità di predisporre al più presto iniziative di formazione e organizzative con la collaborazione del Ministero della Giustizia, del Ministero dell’Interno e del Csm, per far fronte ai nuovi compiti. E’ stato anche richiesto un incontro immediato con il Ministro Castelli, per definire le modifiche normative e organizzative necessarie per stabilire criteri di assegnazione dei procedimenti ai singoli giudici.
Un’altra richiesta fatta al ministro Castelli è quella di “stralciare dal decreto e dalla legge le norme che determinano i nuovi compensi per la specifica attività attribuita (10 euro per provvedimento e 20 euro per udienza) in attesa di completare il confronto sulla corretta interpretazione e la razionalizzazione del trattamento economico”.


Modifiche Bossi-Fini: centrosinistra insoddisfatto

Parere negativo del centrosinistra sulle modifiche apportate alla legge Bossi-Fini sull’immigrazione, dopo la bocciatura della Corte Costituzionale che a luglio ne aveva dichiarato incostituzionali alcuni punti.
“Il Consiglio dei Ministri – hanno dichiarato in una nota congiunta i responsabili Ds per il Welfare, Livia Turco e per l’immigrazione, Giulio Calvisi - ha prodotto il nulla. Non abbiamo mai pensato che il cosiddetto ‘tagliando’ ad una legge fatta male, ingiusta ed inefficace, potesse colmare il vuoto dell’azione di governo in materia di immigrazione, ma qui siamo al nulla assoluto”.
“Con l’ultimo provvedimento – continua la nota - si risponde solo ad una delle due sentenze della Corte, cioè a quella sul giudizio di convalida, attribuendo potere in materia al Giudice di Pace. Perché? Forse per togliere potere di controllo alla magistratura ordinaria che tante volte ha eccepito sull’incostituzionalità della Bossi-Fini? Alla sentenza sull’arresto in flagranza non si risponde, inoltre, spariscono dalla proposta di luglio avanzata dal Viminale, le attribuzioni di competenze ai Comuni sui permessi di soggiorno, l’allungamento della durata degli stessi a due anni e il potere del Ministro dell’Interno riguardo la concessione della cittadinanza: la Lega ha messo sotto scacco Pisanu, il ministro non può fare neanche quello che gli hanno chiesto Prefetti e Questori sommersi dalle scartoffie di una legge burocratica ed inefficace.
La verità – conclude la nota - è che questo governo non ha una politica sull’immigrazione. Gli atti di programmazione non sappiamo più cosa siano; le quote di ingresso regolare non vengono emanate, l’unica via di ingresso in Italia è diventata quella illegale, gli accordi bilaterali sono fermi a quelli stipulati dal centrosinistra, le politiche di integrazione sono state abbandonate e cancellate e le questure scoppiano perchè non riescono rinnovare i permessi di soggiorno”.


Bossi-Fini: Gasparri soddisfatto su ruolo giudici di pace

Il Ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, si è espresso positivamente riguardo alla decisione presa dal Consiglio dei Ministri di affidare ai Giudici di Pace la gestione delle espulsioni dei clandestini.
“L’intesa raggiunta nell’ambito del Governo – ha affermato Gasparri - dimostra che non c’erano spaccature e che in sede parlamentare il provvedimento potrà essere migliorato. Accanto ai principi di integrazione e di solidarietà devono esserci azioni severe ed efficienti per allontanare dal nostro Paese chi entra in maniera illegale. La politica di centrodestra sull’immigrazione non può rinunciare a svolgere un’attenta azione volta ad affermare i valori della legalità nel contesto internazionale e, soprattutto, all’interno dei nostri confini. Il dovere della destra è affermare i principi di legge e di ordine.


Modifiche Bossi-Fini. Competenza su espulsioni a giudici di pace.

Il 15 luglio scorso, la Consulta si è espressa sulla legge Bossi-Fini, giudicando incostituzionale l’articolo che prevedeva l’espulsione in via amministrativa di un immigrato clandestino, senza che si esprimesse in merito un tribunale.
Il Consiglio dei Ministri, quindi, è stato costretto ad apportare delle modifiche alla legge, ed ha approvato l’articolo 1 correttivo che stabilisce che sarà il giudice di pace a convalidare o meno il provvedimento di espulsione disposto nei confronti dei clandestini. Per quanto riguarda l’articolo 2 del decreto, che prevedeva la creazione di centri di accoglienza per immigrati direttamente nei paesi di provenienza sulla base di accordi bilaterali, il Consiglio ha deciso di stralciarlo, rimandando l’esame della questione al momento in cui il decreto verrà convertito in legge.
In base alle modifiche apportate, il provvedimento di espulsione dovrà essere comunicato dal questore al giudice di pace entro 48 ore, ed il giudice di pace, entro le successive 48 ore, dovrà deciderne la convalida o meno. Il tutto alla presenza di un difensore. L’immigrato clandestino dovrà attendere la decisione in un Centro di permanenza temporanea e, nel caso in cui l’espulsione dovesse essere convalidata, potrà presentare ricorso in Cassazione senza però che per questo venga sospeso il provvedimento.


Buttiglione: necessarie nuove regole per il diritto d’asilo

R.Buttiglione, neocommissario europeo alla Giustizia e all’Interno, si è espresso sulla necessità di rivedere il sistema delle quote per gli immigrati e di stabilire nuove regole sul diritto d’asilo.
“Bisogna rivedere il sistema delle quote – ha dichiarato - io preferisco che non sia il governo a stabilirle, ma che l’ingresso sia vincolato al contratto di lavoro degli extracomunitari. Per questo va valorizzata l’azione delle Ong e del non profit, cruciale affinché si creino migliori rapporti tra offerta e domanda di lavoro. E bisogna stipulare accordi con tutti i Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo, dall’Egitto al Marocco, passando per la Libia e l’Algeria, trattandoli con rispetto: sono Stati sovrani, gelosi della propria autonomia”.
“Se è ovvio – ha poi continuato - che vanno accolti tutti i profughi per guerra e gli esiliati politici, bisogna introdurre al più presto una nuova categoria per chi fugge da fame, sete, carestie e povertà”.
Ha poi aggiunto in merito ai centri d’accoglienza: “non possono e non devono diventare dei campi di concentramento, devono offrire assistenza sanitaria”.
Inoltre, in polemica con alcune posizioni della Lega, ha fermamente rifiutato l’ipotesi di “ributtare in mare” chi sbarca sulle nostre coste. “Questo governo – ha affermato - ha radici cristiane e mai darebbe ordini simili. Inoltre gli equipaggi della nostra Marina sarebbero i primi a ribellarsi a ordini del genere. Il soccorso in mare è un dovere etico e giuridico, prima che una legge”.
Buttiglione ha concluso parlando degli accordi da prendere sull’immigrazione in sede Ue, “si dovrà lavorare per creare una convenzione del Mediterraneo che stabilisca regole e principi certi”.

Proposta di FI: vietare il velo islamico, ed è subito polemica

Daniele Galli (FI) ha presentato una proposta di legge che prevede il divieto di indossare il velo nelle scuole italiane, e nei luoghi pubblici qualora non consenta l’identificazione della pesona. In caso di mancato rispetto di tale divieto è prevista una multa da 1000 a 5000 euro.
“Lo scopo della mia proposta di legge - ha dichiarato Galli - è di impedire l’attuazione di comportamenti lesivi della dignità dei minori e della donna da parte delle famiglie, in ossequio a tradizioni culturali a noi estranee e in contrasto con i dettati costituzionali italiano e comunitario”.
Luana Zanella, deputata Verde, ha criticato la proposta sottolineando: “E’ scandaloso e politicamente ottuso che in un momento così delicato, per la situazione internazionale, si faccia una proposta come quella di vietare il chador nelle scuole italiane. E’ scandaloso che Forza Italia, invece di lavorare a favore della distensione dei rapporti interculturali e per superare le divisioni e i contrasti che ci sono nel mondo, preferisca, per un pò di visibilità, lanciare proposte provocatorie che non possono che acuire la tensione internazionale. D’altronde ancora oggi, nel nostro occidente, ci sono suore, suore laiche, crocerossine e novizie che indossano il velo e credo che il mondo cattolico insorgerebbe se una legge lo proibisse”.


Buttiglione: per immigrazione necessari accordi con Paesi nordafricani

“Il problema dell’immigrazione verso l’Europa può essere risolto soltanto con un accordo comune dell’Ue con i Paesi nordafricani. Questa impostazione deciderà se il Mediterraneo diventerà un mare di pace o di guerra”, così si è espresso R. Buttiglione, commissario europeo alla Giustizia e all’Interno.
“Noi abbiamo bisogno degli immigrati - ha aggiunto - ma dobbiamo conservare il controllo dei nostri Paesi. L’immigrazione non può diventare un’occupazione di un Paese e le chiavi della casa degli europei devono rimanere nelle mani degli europei”.
Buttiglione ha infine confermato il suo interesse per la proposta del ministro dell’Interno tedesco, Otto Schily, di allestire centri di accoglienza per i profughi negli Stati nordafricani, di concerto con quei governi. Ma ha sottolineato che nessuno “intende creare campi di concentramento”.


Mantovano: giuste impronte ad immigrati, arrivi dimezzati

Alfredo Mantovano, sottosegretario all’interno, ha dichiarato: “Il rilievo delle impronte digitali non significa una limitazione della libertà personale. Da due anni in Italia c’è l’obbligatorietà dei rilievi dattiloscopici e questo ha consentito di rassicurare gli onesti e di identificare i trafficanti di uomini. Ora –ha aggiunto- il governo deve concentrarsi sull’approvazione della legge di asilo, sull’utilizzo della Bossi–Fini e su un accordo più stretto con regioni, enti locali e centri di accoglienza per immigrati che sono assolutamente necessari”. “Nei primi sei mesi di quest’anno –ha continuato Mantovano- sono arrivate in Italia 3500 persone; meno della metà rispetto allo stesso periodo del 2003, quando ci furono 7.800 arrivi, e ben al di sotto della soglia di oltre 12.000 cittadini sbarcati nel 2002. In Puglia e Calabria si è giunti a un azzeramento degli sbarchi, e un congruo decremento si è avuto in Sicilia”. “Il problema dell’immigrazione -ha concluso- va risolto a monte con l’aiuto dell’Unione europea”.


CCM: aumenta il peso degli immigrati sull’economia milanese

Secondo i dati ottenuti da uno studio della Camera di commercio di Milano, è in aumento il peso degli immigrati sull’economia del capoluogo lombardo. Le imprese create da persone provenienti da Paesi in via di sviluppo, sono più di 1.700, cioè il 43% del totale lombardo e il 7% di quello italiano.
Tra i titolari di ditte, al primo posto ci sono i senegalesi (35%), soprattutto nel commercio al dettaglio; seguono gli albanesi (28%) nel settore delle costruzioni e poi gli immigrati provenienti dallo Sri-Lanka (10%) nei campi dell’ informatica, immobiliare e del noleggio.


Cia: raccolti a rischio per mancanza manodopera straniera

Giuseppe Politi, presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, ha reso noto che la domanda di lavoratori extraUe per il settore agricolo è superiore di oltre 15.000 unità rispetto alle quote fissate per legge. “Bisogna comprendere – ha dichiarato Politi - che in presenza di un deficit di manodopera, le nostre aziende producono al 50 per cento del loro reale potenziale. Non ci sono margini per rimandare ulteriormente le decisioni politiche, rimettendo in discussione, se necessario, anche la legge Bossi-Fini. Occorre lungimiranza da parte del Governo - ha aggiunto - nel varare norme adeguate che non penalizzino un settore così importante nel tessuto socio-economico del Paese, e la capacità di dissuadere forme non regolari di impiego dei lavoratori stagionali. Molti lavoratori stranieri nelle aziende agricole italiane, hanno acquisito capacità e specializzazioni di tecniche agronomiche di alto livello. Se dai nostri campi giungono alle nostre tavole prodotti di grande qualità – ha concluso - lo si deve anche a molti di loro; il “made in italy” agro-alimentare mantiene prestigio nel mondo anche grazie alla collaborazione tra italiani ed stranieri.


Coldiretti: insufficienti quote stagionali per raccolte

Con l’allargamento dell’Unione, e grazie al via libera all’ingresso in Italia di ulteriori 20.000 lavoratori provenienti dai nuovi Paesi, sono saliti a 99.500 gli ingressi autorizzati nel 2004.
Nonostante questo incremento, nelle regioni del centro-nord sono già esauriti i permessi di ingresso concessi con le quote di gennaio e di maggio, quindi, secondo i dati della Coldiretti, per le prossime campagne di raccolta stagionale e per la vendemmia saranno necessari nuovi ingressi di lavoratori stagionali stranieri.
“Occorre favorire contatti diretti tra imprese e lavoratori – afferma la Coldiretti - come è avvenuto con l’apertura di uffici in Romania grazie ad un accordo con il Ministero degli Esteri”.
In Italia sono stranieri 90.000 lavoratori agricoli (il 10% degli occupati), che provengono per i due terzi (67,3%) dall’Europa dell’Est. Vengono impiegati nel settore agricolo in più della metà delle volte (53,8%), nella raccolta della frutta e nella vendemmia o, in un caso su tre (29,9%), nella preparazione e raccolta di pomodoro, ortaggi e tabacco ma anche nell’allevamento (10,6%).
La presenza di lavoratori stranieri nell’agricoltura è concentrata nelle Regioni del Nord: Trentino (27%), Emilia Romagna (12,7%), Veneto (10%), ma anche in Sicilia (8,3%); nell’allevamento in Lombardia, dove trova occupazione il 34% dei lavoratori stranieri a tempo indeterminato.
Sono in crescita anche gli immigrati titolari di una attività imprenditoriale in agricoltura che nel 2003, sempre in base ai dati forniti dalla Coldiretti, sono stati 5.696 (+4,5% rispetto al 2002).


Turco: su immigrazione Governo costretto a darci ragione

Livia Turco, responsabile welfare della segreteria Ds, si è espressa sulle modifiche da apportare alla legge sull’immigrazione: “ormai il governo è costretto a darci ragione su tutto per quanto riguarda le modifiche della Bossi-Fini. Anche il ministro Giovanardi, in un’intervista, ha dichiarato che bisogna superare le lungaggini della Bossi-Fini per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, e propone il ripristino della figura dello ‘sponsor’ contenuta nella legge dell’Ulivo e cancellato dalla Bossi-Fini. Non si capisce perché abbiano perso tre anni – continua la Turco - complicando la vita alle imprese e alle famiglie e riducendo i diritti degli immigrati, per poi ripristinare le misure contenute nella legge dell’Ulivo. Noi prendiamo atto del capitombolo del governo ed avanziamo nuove proposte, anche rispetto a quelle della legge dell’Ulivo. Ad esempio riteniamo che il sistema delle quote debba essere mantenuto ma migliorato, reintroducendo la figura dello ‘sponsor’, prevedendo un meccanismo di regolarizzazione continua ad personam, definendo la possibilità di assumere i lavoratori familiari al di fuori delle quote, quando una famiglia ne ha bisogno; infine, dando la possibilità alle regioni, nell’ambito della programmazione triennale, di stabilire accordi di programma, insieme con le forze sociali e gli enti locali, con i singoli paesi da cui provengono i flussi migratori”.


Migliorare la Bossi-Fini

Negli ultimi giorni, diversi esponenti politici si sono espressi riguardo la necessità di modificare i punti della legge Bossi-Fini bocciati dalla Consulta.
Il ministro delle Riforme, R. Calderoli, dai microfoni di Radio Padania, ha dichiarato: “nessuno usi le sentenze della Corte per ribaltare la Bossi-Fini; la legge fa parte del programma di governo, ha funzionato ed è stata mortificata attraverso un intervento della Consulta. E’ stata una lettura politica della Consulta che ha una visione sinistrorsa. La Bossi-Fini deve essere applicata fino in fondo senza scordarci del decreto che prevede ispezioni a bordo, ai porti di partenza ed anche l’utilizzo della forza; il punto è quello di aiutarli a casa loro, mille euro in Italia sono niente, a casa loro sono molto”.
Anche C. Giovanardi, ministro per i rapporti con il Parlamento, si è espresso in merito: “la legge sull’immigrazione funziona – ha affermato – ma è giusto migliorarla. Non vedo nessuno scandalo”.
Secondo il ministro per le Politiche agricole, G. Alemanno, “la Bossi-Fini è stata un’importante riforma, ha problemi di carattere costituzionale, come ha dimostrato la sentenza della Consulta, ma contiene principi inderogabili, si deve migliorare e rafforzare; è necessario – ha aggiunto Alemanno - permettere l’afflusso dei lavoratori regolari per rafforzare il sistema delle imprese, ma dobbiamo essere rigidi e rigorosi contro l’immigrazione clandestina, che non significa negare il principio di solidarietà, ma comprendere che essere indulgenti su questo versante significa alimentare il mercato di esseri umani”.


Immigrati: diritto di voto

Durante il meeting sulle migrazioni, tenutosi a Loreto, si è discusso del diritto di voto agli stranieri.
Rosa Angela Comini, assessore del Comune di Brescia, ha dichiarato: “Sul diritto di voto agli stranieri è importante che la politica nazionale si riappropri del dibattito. Va fatta una mobilitazione perché la discussione sia portata in Parlamento”.
La Comini, inoltre, ha ricordato come la sua amministrazione si stia muovendo nella stessa direzione di quella di Genova, per la modifica dello statuto cittadino sebbene vada tenuto presente che, se a livello nazionale le leggi sono contrarie a quello che si attua a livello delle due città, si rischia di alzare il livello del conflitto.
In occasione del meeting di Loreto, anche Paul Oriol, direttore in Francia della rivista “Lettera sulla cittadinanza”, si è espresso in merito, sostenendo che “la ‘nazionalità’ non può essere l’unico criterio per riconoscere dei diritti, in quanto anche la residenza sta giocando questo ruolo”. Oriol ha lanciato, anche in Italia, la petizione del milione di firme per estendere la cittadinanza europea a tutti i residenti, indipendentemente dalla loro nazionalità.

 

 

 

 


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