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2004
SETTEMBRE
Castelli
incontra i rappresentanti Federazione Giudici di Pace
In seguito alla decisione
del Consiglio dei Ministri di affidare ai Giudici di Pace la competenza
sulle espulsioni degli immigrati clandestini, la Federazione unitaria
nazionale della categoria ha convocato il proprio Esecutivo.
La Federazione, presieduta da Francesco Mollo e Gabriele Longo, ha messo
in evidenza la necessità di predisporre al più presto iniziative
di formazione e organizzative con la collaborazione del Ministero della
Giustizia, del Ministero dell’Interno e del Csm, per far fronte
ai nuovi compiti. E’ stato anche richiesto un incontro immediato
con il Ministro Castelli, per definire le modifiche normative e organizzative
necessarie per stabilire criteri di assegnazione dei procedimenti ai singoli
giudici.
Un’altra richiesta fatta al ministro Castelli è quella di
“stralciare dal decreto e dalla legge le norme che determinano i
nuovi compensi per la specifica attività attribuita (10 euro per
provvedimento e 20 euro per udienza) in attesa di completare il confronto
sulla corretta interpretazione e la razionalizzazione del trattamento
economico”.
Modifiche Bossi-Fini: centrosinistra insoddisfatto
Parere negativo del
centrosinistra sulle modifiche apportate alla legge Bossi-Fini sull’immigrazione,
dopo la bocciatura della Corte Costituzionale che a luglio ne aveva dichiarato
incostituzionali alcuni punti.
“Il Consiglio dei Ministri – hanno dichiarato in una nota
congiunta i responsabili Ds per il Welfare, Livia Turco e per l’immigrazione,
Giulio Calvisi - ha prodotto il nulla. Non abbiamo mai pensato che il
cosiddetto ‘tagliando’ ad una legge fatta male, ingiusta ed
inefficace, potesse colmare il vuoto dell’azione di governo in materia
di immigrazione, ma qui siamo al nulla assoluto”.
“Con l’ultimo provvedimento – continua la nota - si
risponde solo ad una delle due sentenze della Corte, cioè a quella
sul giudizio di convalida, attribuendo potere in materia al Giudice di
Pace. Perché? Forse per togliere potere di controllo alla magistratura
ordinaria che tante volte ha eccepito sull’incostituzionalità
della Bossi-Fini? Alla sentenza sull’arresto in flagranza non si
risponde, inoltre, spariscono dalla proposta di luglio avanzata dal Viminale,
le attribuzioni di competenze ai Comuni sui permessi di soggiorno, l’allungamento
della durata degli stessi a due anni e il potere del Ministro dell’Interno
riguardo la concessione della cittadinanza: la Lega ha messo sotto scacco
Pisanu, il ministro non può fare neanche quello che gli hanno chiesto
Prefetti e Questori sommersi dalle scartoffie di una legge burocratica
ed inefficace.
La verità – conclude la nota - è che questo governo
non ha una politica sull’immigrazione. Gli atti di programmazione
non sappiamo più cosa siano; le quote di ingresso regolare non
vengono emanate, l’unica via di ingresso in Italia è diventata
quella illegale, gli accordi bilaterali sono fermi a quelli stipulati
dal centrosinistra, le politiche di integrazione sono state abbandonate
e cancellate e le questure scoppiano perchè non riescono rinnovare
i permessi di soggiorno”.
Bossi-Fini: Gasparri soddisfatto su ruolo giudici di pace
Il Ministro delle
Comunicazioni, Maurizio Gasparri, si è espresso positivamente riguardo
alla decisione presa dal Consiglio dei Ministri di affidare ai Giudici
di Pace la gestione delle espulsioni dei clandestini.
“L’intesa raggiunta nell’ambito del Governo –
ha affermato Gasparri - dimostra che non c’erano spaccature e che
in sede parlamentare il provvedimento potrà essere migliorato.
Accanto ai principi di integrazione e di solidarietà devono esserci
azioni severe ed efficienti per allontanare dal nostro Paese chi entra
in maniera illegale. La politica di centrodestra sull’immigrazione
non può rinunciare a svolgere un’attenta azione volta ad
affermare i valori della legalità nel contesto internazionale e,
soprattutto, all’interno dei nostri confini. Il dovere della destra
è affermare i principi di legge e di ordine.
Modifiche Bossi-Fini. Competenza su espulsioni
a giudici di pace.
Il 15 luglio scorso,
la Consulta si è espressa sulla legge Bossi-Fini, giudicando incostituzionale
l’articolo che prevedeva l’espulsione in via amministrativa
di un immigrato clandestino, senza che si esprimesse in merito un tribunale.
Il Consiglio dei Ministri, quindi, è stato costretto ad apportare
delle modifiche alla legge, ed ha approvato l’articolo 1 correttivo
che stabilisce che sarà il giudice di pace a convalidare o meno
il provvedimento di espulsione disposto nei confronti dei clandestini.
Per quanto riguarda l’articolo 2 del decreto, che prevedeva la creazione
di centri di accoglienza per immigrati direttamente nei paesi di provenienza
sulla base di accordi bilaterali, il Consiglio ha deciso di stralciarlo,
rimandando l’esame della questione al momento in cui il decreto
verrà convertito in legge.
In base alle modifiche apportate, il provvedimento di espulsione dovrà
essere comunicato dal questore al giudice di pace entro 48 ore, ed il
giudice di pace, entro le successive 48 ore, dovrà deciderne la
convalida o meno. Il tutto alla presenza di un difensore. L’immigrato
clandestino dovrà attendere la decisione in un Centro di permanenza
temporanea e, nel caso in cui l’espulsione dovesse essere convalidata,
potrà presentare ricorso in Cassazione senza però che per
questo venga sospeso il provvedimento.
Buttiglione: necessarie nuove regole per il diritto
d’asilo
R.Buttiglione, neocommissario
europeo alla Giustizia e all’Interno, si è espresso sulla
necessità di rivedere il sistema delle quote per gli immigrati
e di stabilire nuove regole sul diritto d’asilo.
“Bisogna rivedere il sistema delle quote – ha dichiarato -
io preferisco che non sia il governo a stabilirle, ma che l’ingresso
sia vincolato al contratto di lavoro degli extracomunitari. Per questo
va valorizzata l’azione delle Ong e del non profit, cruciale affinché
si creino migliori rapporti tra offerta e domanda di lavoro. E bisogna
stipulare accordi con tutti i Paesi dell’altra sponda del Mediterraneo,
dall’Egitto al Marocco, passando per la Libia e l’Algeria,
trattandoli con rispetto: sono Stati sovrani, gelosi della propria autonomia”.
“Se è ovvio – ha poi continuato - che vanno accolti
tutti i profughi per guerra e gli esiliati politici, bisogna introdurre
al più presto una nuova categoria per chi fugge da fame, sete,
carestie e povertà”.
Ha poi aggiunto in merito ai centri d’accoglienza: “non possono
e non devono diventare dei campi di concentramento, devono offrire assistenza
sanitaria”.
Inoltre, in polemica con alcune posizioni della Lega, ha fermamente rifiutato
l’ipotesi di “ributtare in mare” chi sbarca sulle nostre
coste. “Questo governo – ha affermato - ha radici cristiane
e mai darebbe ordini simili. Inoltre gli equipaggi della nostra Marina
sarebbero i primi a ribellarsi a ordini del genere. Il soccorso in mare
è un dovere etico e giuridico, prima che una legge”.
Buttiglione ha concluso parlando degli accordi da prendere sull’immigrazione
in sede Ue, “si dovrà lavorare per creare una convenzione
del Mediterraneo che stabilisca regole e principi certi”.
Proposta
di FI: vietare il velo islamico, ed è subito polemica
Daniele Galli (FI) ha presentato una proposta di legge che prevede il
divieto di indossare il velo nelle scuole italiane, e nei luoghi pubblici
qualora non consenta l’identificazione della pesona. In caso di
mancato rispetto di tale divieto è prevista una multa da 1000 a
5000 euro.
“Lo scopo della mia proposta di legge - ha dichiarato Galli - è
di impedire l’attuazione di comportamenti lesivi della dignità
dei minori e della donna da parte delle famiglie, in ossequio a tradizioni
culturali a noi estranee e in contrasto con i dettati costituzionali italiano
e comunitario”.
Luana Zanella, deputata Verde, ha criticato la proposta sottolineando:
“E’ scandaloso e politicamente ottuso che in un momento così
delicato, per la situazione internazionale, si faccia una proposta come
quella di vietare il chador nelle scuole italiane. E’ scandaloso
che Forza Italia, invece di lavorare a favore della distensione dei rapporti
interculturali e per superare le divisioni e i contrasti che ci sono nel
mondo, preferisca, per un pò di visibilità, lanciare proposte
provocatorie che non possono che acuire la tensione internazionale. D’altronde
ancora oggi, nel nostro occidente, ci sono suore, suore laiche, crocerossine
e novizie che indossano il velo e credo che il mondo cattolico insorgerebbe
se una legge lo proibisse”.
Buttiglione: per immigrazione necessari accordi
con Paesi nordafricani
“Il problema
dell’immigrazione verso l’Europa può essere risolto
soltanto con un accordo comune dell’Ue con i Paesi nordafricani.
Questa impostazione deciderà se il Mediterraneo diventerà
un mare di pace o di guerra”, così si è espresso R.
Buttiglione, commissario europeo alla Giustizia e all’Interno.
“Noi abbiamo bisogno degli immigrati - ha aggiunto - ma dobbiamo
conservare il controllo dei nostri Paesi. L’immigrazione non può
diventare un’occupazione di un Paese e le chiavi della casa degli
europei devono rimanere nelle mani degli europei”.
Buttiglione ha infine confermato il suo interesse per la proposta del
ministro dell’Interno tedesco, Otto Schily, di allestire centri
di accoglienza per i profughi negli Stati nordafricani, di concerto con
quei governi. Ma ha sottolineato che nessuno “intende creare campi
di concentramento”.
Mantovano: giuste impronte ad immigrati, arrivi
dimezzati
Alfredo Mantovano,
sottosegretario all’interno, ha dichiarato: “Il rilievo delle
impronte digitali non significa una limitazione della libertà personale.
Da due anni in Italia c’è l’obbligatorietà dei
rilievi dattiloscopici e questo ha consentito di rassicurare gli onesti
e di identificare i trafficanti di uomini. Ora –ha aggiunto- il
governo deve concentrarsi sull’approvazione della legge di asilo,
sull’utilizzo della Bossi–Fini e su un accordo più
stretto con regioni, enti locali e centri di accoglienza per immigrati
che sono assolutamente necessari”. “Nei primi sei mesi di
quest’anno –ha continuato Mantovano- sono arrivate in Italia
3500 persone; meno della metà rispetto allo stesso periodo del
2003, quando ci furono 7.800 arrivi, e ben al di sotto della soglia di
oltre 12.000 cittadini sbarcati nel 2002. In Puglia e Calabria si è
giunti a un azzeramento degli sbarchi, e un congruo decremento si è
avuto in Sicilia”. “Il problema dell’immigrazione -ha
concluso- va risolto a monte con l’aiuto dell’Unione europea”.
CCM: aumenta il peso degli immigrati sull’economia milanese
Secondo i dati ottenuti
da uno studio della Camera di commercio di Milano, è in aumento
il peso degli immigrati sull’economia del capoluogo lombardo. Le
imprese create da persone provenienti da Paesi in via di sviluppo, sono
più di 1.700, cioè il 43% del totale lombardo e il 7% di
quello italiano.
Tra i titolari di ditte, al primo posto ci sono i senegalesi (35%), soprattutto
nel commercio al dettaglio; seguono gli albanesi (28%) nel settore delle
costruzioni e poi gli immigrati provenienti dallo Sri-Lanka (10%) nei
campi dell’ informatica, immobiliare e del noleggio.
Cia: raccolti a rischio per mancanza manodopera straniera
Giuseppe Politi, presidente
della Cia-Confederazione italiana agricoltori, ha reso noto che la domanda
di lavoratori extraUe per il settore agricolo è superiore di oltre
15.000 unità rispetto alle quote fissate per legge. “Bisogna
comprendere – ha dichiarato Politi - che in presenza di un deficit
di manodopera, le nostre aziende producono al 50 per cento del loro reale
potenziale. Non ci sono margini per rimandare ulteriormente le decisioni
politiche, rimettendo in discussione, se necessario, anche la legge Bossi-Fini.
Occorre lungimiranza da parte del Governo - ha aggiunto - nel varare norme
adeguate che non penalizzino un settore così importante nel tessuto
socio-economico del Paese, e la capacità di dissuadere forme non
regolari di impiego dei lavoratori stagionali. Molti lavoratori stranieri
nelle aziende agricole italiane, hanno acquisito capacità e specializzazioni
di tecniche agronomiche di alto livello. Se dai nostri campi giungono
alle nostre tavole prodotti di grande qualità – ha concluso
- lo si deve anche a molti di loro; il “made in italy” agro-alimentare
mantiene prestigio nel mondo anche grazie alla collaborazione tra italiani
ed stranieri.
Coldiretti: insufficienti quote stagionali
per raccolte
Con l’allargamento
dell’Unione, e grazie al via libera all’ingresso in Italia
di ulteriori 20.000 lavoratori provenienti dai nuovi Paesi, sono saliti
a 99.500 gli ingressi autorizzati nel 2004.
Nonostante questo incremento, nelle regioni del centro-nord sono già
esauriti i permessi di ingresso concessi con le quote di gennaio e di
maggio, quindi, secondo i dati della Coldiretti, per le prossime campagne
di raccolta stagionale e per la vendemmia saranno necessari nuovi ingressi
di lavoratori stagionali stranieri.
“Occorre favorire contatti diretti tra imprese e lavoratori –
afferma la Coldiretti - come è avvenuto con l’apertura di
uffici in Romania grazie ad un accordo con il Ministero degli Esteri”.
In Italia sono stranieri 90.000 lavoratori agricoli (il 10% degli occupati),
che provengono per i due terzi (67,3%) dall’Europa dell’Est.
Vengono impiegati nel settore agricolo in più della metà
delle volte (53,8%), nella raccolta della frutta e nella vendemmia o,
in un caso su tre (29,9%), nella preparazione e raccolta di pomodoro,
ortaggi e tabacco ma anche nell’allevamento (10,6%).
La presenza di lavoratori stranieri nell’agricoltura è concentrata
nelle Regioni del Nord: Trentino (27%), Emilia Romagna (12,7%), Veneto
(10%), ma anche in Sicilia (8,3%); nell’allevamento in Lombardia,
dove trova occupazione il 34% dei lavoratori stranieri a tempo indeterminato.
Sono in crescita anche gli immigrati titolari di una attività imprenditoriale
in agricoltura che nel 2003, sempre in base ai dati forniti dalla Coldiretti,
sono stati 5.696 (+4,5% rispetto al 2002).
Turco: su immigrazione Governo costretto a darci ragione
Livia Turco, responsabile
welfare della segreteria Ds, si è espressa sulle modifiche da apportare
alla legge sull’immigrazione: “ormai il governo è costretto
a darci ragione su tutto per quanto riguarda le modifiche della Bossi-Fini.
Anche il ministro Giovanardi, in un’intervista, ha dichiarato che
bisogna superare le lungaggini della Bossi-Fini per favorire l’incontro
tra domanda e offerta di lavoro, e propone il ripristino della figura
dello ‘sponsor’ contenuta nella legge dell’Ulivo e cancellato
dalla Bossi-Fini. Non si capisce perché abbiano perso tre anni
– continua la Turco - complicando la vita alle imprese e alle famiglie
e riducendo i diritti degli immigrati, per poi ripristinare le misure
contenute nella legge dell’Ulivo. Noi prendiamo atto del capitombolo
del governo ed avanziamo nuove proposte, anche rispetto a quelle della
legge dell’Ulivo. Ad esempio riteniamo che il sistema delle quote
debba essere mantenuto ma migliorato, reintroducendo la figura dello ‘sponsor’,
prevedendo un meccanismo di regolarizzazione continua ad personam, definendo
la possibilità di assumere i lavoratori familiari al di fuori delle
quote, quando una famiglia ne ha bisogno; infine, dando la possibilità
alle regioni, nell’ambito della programmazione triennale, di stabilire
accordi di programma, insieme con le forze sociali e gli enti locali,
con i singoli paesi da cui provengono i flussi migratori”.
Migliorare la Bossi-Fini
Negli ultimi giorni,
diversi esponenti politici si sono espressi riguardo la necessità
di modificare i punti della legge Bossi-Fini bocciati dalla Consulta.
Il ministro delle Riforme, R. Calderoli, dai microfoni di Radio Padania,
ha dichiarato: “nessuno usi le sentenze della Corte per ribaltare
la Bossi-Fini; la legge fa parte del programma di governo, ha funzionato
ed è stata mortificata attraverso un intervento della Consulta.
E’ stata una lettura politica della Consulta che ha una visione
sinistrorsa. La Bossi-Fini deve essere applicata fino in fondo senza scordarci
del decreto che prevede ispezioni a bordo, ai porti di partenza ed anche
l’utilizzo della forza; il punto è quello di aiutarli a casa
loro, mille euro in Italia sono niente, a casa loro sono molto”.
Anche C. Giovanardi, ministro per i rapporti con il Parlamento, si è
espresso in merito: “la legge sull’immigrazione funziona –
ha affermato – ma è giusto migliorarla. Non vedo nessuno
scandalo”.
Secondo il ministro per le Politiche agricole, G. Alemanno, “la
Bossi-Fini è stata un’importante riforma, ha problemi di
carattere costituzionale, come ha dimostrato la sentenza della Consulta,
ma contiene principi inderogabili, si deve migliorare e rafforzare; è
necessario – ha aggiunto Alemanno - permettere l’afflusso
dei lavoratori regolari per rafforzare il sistema delle imprese, ma dobbiamo
essere rigidi e rigorosi contro l’immigrazione clandestina, che
non significa negare il principio di solidarietà, ma comprendere
che essere indulgenti su questo versante significa alimentare il mercato
di esseri umani”.
Immigrati: diritto di voto
Durante il meeting
sulle migrazioni, tenutosi a Loreto, si è discusso del diritto
di voto agli stranieri.
Rosa Angela Comini, assessore del Comune di Brescia, ha dichiarato: “Sul
diritto di voto agli stranieri è importante che la politica nazionale
si riappropri del dibattito. Va fatta una mobilitazione perché
la discussione sia portata in Parlamento”.
La Comini, inoltre, ha ricordato come la sua amministrazione si stia muovendo
nella stessa direzione di quella di Genova, per la modifica dello statuto
cittadino sebbene vada tenuto presente che, se a livello nazionale le
leggi sono contrarie a quello che si attua a livello delle due città,
si rischia di alzare il livello del conflitto.
In occasione del meeting di Loreto, anche Paul Oriol, direttore in Francia
della rivista “Lettera sulla cittadinanza”, si è espresso
in merito, sostenendo che “la ‘nazionalità’ non
può essere l’unico criterio per riconoscere dei diritti,
in quanto anche la residenza sta giocando questo ruolo”. Oriol ha
lanciato, anche in Italia, la petizione del milione di firme per estendere
la cittadinanza europea a tutti i residenti, indipendentemente dalla loro
nazionalità.
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